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L'Architettura di un Trionfo: Il Milan Under 15, la Scienza dello Sviluppo e la Conquista dello Scudetto 2025/2026

  • 22 giu
  • Tempo di lettura: 14 min

🖊️ Antonio Manca


La prima volta che un pallone rotola in una partita decisiva per lo Scudetto Giovanile, in quel limbo sospeso tra l'infanzia e il professionismo, il rumore del fango sotto i tacchetti è l'unico suono udibile prima che la tensione venga squarciata dal boato degli spalti e dalle urla degli allenatori. Allo Stadio Romeo Neri di Rimini, la brezza serale dell'Adriatico si mescola con l'adrenalina chimica di ventidue adolescenti chiamati a interpretare un copione da veterani consumati.

Quando Akram Jadid raccoglie la sfera sull'out di sinistra, il suo primo passo brucia l'erba, lasciando il terzino dell'Empoli bloccato in un'esitazione fatale, congelato da una frequenza di passo che non appartiene a questa categoria. La postura del corpo, la biomeccanica della falcata e quel tocco di punta, quasi rubato al futsal sudamericano, non sono meri gesti atletici: sono l'epifania di un talento che sfugge alle metriche standard. La rete si gonfia, il tabellone luminoso segna 2-0 per il Milan. È la certificazione aritmetica del titolo di Campioni d'Italia Under 15.


Tuttavia, narrare il calcio giovanile oggi richiede un'etica ferrea, una deontologia che sfiora il rigore clinico e un'epurazione totale dei cliché. Il giornalismo d'élite, quello che modella la percezione pubblica senza distruggere i propri soggetti, rifugge da etichette pigre e distruttive come "il nuovo Messi", "il predestinato" o "il talento cristallino". L'analisi di una stagione trionfale come quella del Milan Under 15 non deve mai trasformarsi in una macchina per generare hype usa e getta, bensì deve elevarsi a studio antropologico, indagine tattica e saggio pedagogico. Bisogna calibrare chirurgicamente gli aggettivi, utilizzando un linguaggio probabilistico e mai deterministico. Il peso psicologico che queste aspettative, se mal gestite, caricano sulle spalle di minorenni è immenso, capace di schiacciare carriere prima ancora che sboccino. Per questo motivo, il racconto di questo Scudetto si muoverà costantemente sul filo del rasoio, oscillando tra l'analisi tattica a freddo - i freddi numeri, la struttura difensiva - e il calore bruciante delle storie umane, dei sacrifici familiari e di una programmazione societaria scientifica che ha trasformato un gruppo eterogeneo di quattordicenni in un'orchestra in grado di suonare a memoria la propria sinfonia.



Geopolitica dei Settori Giovanili


Le accademie d'élite europee - dalla celeberrima Masia del Barcellona, al De Toekomst dell'Ajax, dal Seixal del Benfica fino alle avanguardie algoritmiche del Red Bull Salisburgo o all'evoluzione strutturata della MLS Next Pro oltreoceano - sono note per le loro strategie di acquisizione dei giovani che portano ad avere i migliori talenti nel loro settore giovanile . Anche il Milan, operando dal suo avveniristico centro nevralgico, ha focalizzato le proprie risorse umane e finanziarie su un network di "sottobosco" capillare, monitorando il territorio nazionale, regionale e cittadino con una precisione microscopica.

L'acquisizione di Antonio Manna, prelevato la scorsa estate dal settore giovanile del Napoli, o l'intuizione di assicurarsi Giuseppe Zappia dall'Aldini (storica fucina di talenti del panorama milanese), non sono acquisti casuali, ma manifestazioni di un recruitment chirurgico e iper-localizzato.

Si tratta di un lavoro logorante e invisibile, fatto di migliaia di chilometri percorsi su campi in erba sintetica usurati, di contatti diretti con scout di zona, responsabili dei convitti e, soprattutto, conversazioni oneste con le famiglie. Famiglie che spesso lasciano le proprie radici, dalle periferie industriali del Nord Italia alle calde province del Sud, per affidare i propri figli al progetto formativo rossonero, scommettendo su una probabilità di successo statistica che richiede una fede incondizionata.


Pedagogia, Neurologia e Sviluppo: Oltre il Relative Age Effect


Il trionfo del Milan nel Campionato U15 di Lega A e B non è esclusivamente il frutto di una supremazia tecnica innata, ma poggia sulle fondamenta di una profonda comprensione delle fasi di sviluppo cognitivo, neurologico e biologico dell'adolescente. A quattordici o quindici anni, un differenziale di sviluppo muscolare o un picco di crescita improvviso possono mascherare lacune letali nella ball progression, nella tecnica di base o nella comprensione geometrica degli spazi. Il Milan ha invece costruito, tassello dopo tassello, una squadra basata sull'intelligenza fluida: ragazzi capaci di leggere istintivamente le pressing triggers (gli inneschi del pressing) avversarie, di effettuare uno scanning visivo continuo dell'ambiente circostante prima ancora di ricevere palla, e di adattare la propria postura del corpo in ricezione per massimizzare le opzioni di giocata. Ma è stato evidente anche il lavoro tattico da parte dello staff tecnico, che ha portato noi spettatori di calcio giovanile a vedere sul campo una squadra capace di attuare una fase difensiva pressochè perfetta.

Questa alfabetizzazione calcistica avanzata, che va ben oltre la semplice espressione di forza bruta o velocità lineare, ha permesso al gruppo di mantenere una lucidità straordinaria e una frequenza cardiaca emotiva sotto controllo nei momenti di massima pressione, quando l'acido lattico e la paura di sbagliare annebbiano la vista dei giocatori meno strutturati.


Il Dominio Assoluto della Fase a Gironi: Un'Egemonia Algoritmica


La complessa architettura del Campionato Nazionale Under 15 Serie A e B prevede una prima e logorante Fase a Gironi, strutturata come un campionato tradizionale, seguita dalla spietata lotteria dei Play-Off Scudetto a eliminazione diretta. È un formato ibrido che richiede alle squadre di coniugare due abilità antitetiche: la continuità di rendimento, la costanza e la resilienza sul lungo periodo (da settembre a maggio), con la gestione dei picchi di tensione nervosa tipica delle sfide da dentro o fuori.

Il Milan è stato inserito nel Girone B, un raggruppamento storicamente e geograficamente complesso, un vero e proprio campo minato tattico. Il dominio imposto dalla squadra rossonera, guidata da un approccio metodologico rigoroso, è stato assoluto, certificato non da impressioni estetiche o valutazioni soggettive, ma da metriche fredde, inequivocabili e schiaccianti. La squadra ha chiuso la regular season saldamente al primo posto, accumulando ben 56 punti in 24 partite disputate, frutto di una marcia inarrestabile composta da 18 vittorie, 2 soli pareggi e 4 ininfluenti sconfitte, con un win rate del 75%. Questi numeri rivelano una sintesi tattica vicina alla perfezione per la categoria giovanile. Aver registrato contemporaneamente il miglior attacco (53 reti segnate, con una cooperativa del gol che ha coinvolto molteplici interpreti) e la miglior difesa (appena 17 reti incassate in 24 incontri) indica una dominanza territoriale, un controllo del ritmo partita e un indice di efficienza difensiva preventiva fuori scala. Il Milan non si è limitato a vincere; ha manipolato gli avversari.Un preludio chiarissimo, quasi profetico, a questa egemonia si era già intravisto nei mesi precedenti, durante l'estate, in occasione della terza edizione del prestigioso Trofeo Villiam Vecchi. Questa rassegna, andata in scena in terra emiliana tra Scandiano e Casalgrande per onorare la memoria dello storico portiere e preparatore rossonero, aveva funzionato da laboratorio chimico per il gruppo. Confrontandosi con formazioni di spessore e accademie storicamente valide come Sassuolo, Modena e Reggiana, i giovani rossoneri avevano sollevato il trofeo, dimostrando subito una chimica di squadra superiore. In quell'occasione, Antonio Manna, fresco di arrivo dal Sud, era stato già insignito del premio di miglior giocatore del torneo, lanciando un segnale inequivocabile alle dirette concorrenti, mentre Giuseppe Zappia aveva segnato uno dei gol decisivi. Quel trionfo estivo non è stato un episodio isolato, ma la prima manifestazione di un floor (il livello minimo di prestazione garantito) altissimo. Il gruppo ha imparato subito a vincere, a gestire i finali di gara, interiorizzando la mentalità cinica ma propositiva necessaria per affrontare l'imbuto emotivo delle fasi finali.


La Struttura dei Play-Off Scudetto: Un Labirinto Psicologico


Il passaggio dalla stagione regolare ai Play-Off Scudetto rappresenta un cambio di paradigma brutale. Si passa dalla maratona del campionato, dove un errore può essere compensato la settimana successiva, allo sprint ansiogeno del dentro o fuori. In questo contesto, le regole federali, ferree e calcolatrici, premiano il lavoro svolto durante l'anno: il posizionamento in classifica garantisce il passaggio del turno in caso di parità complessiva di reti nel doppio confronto (andata e ritorno). Questo dettaglio normativo, lungi dall'essere una nota a piè di pagina, si rivelerà la chiave di volta, l'ancora di salvezza e il capolavoro strategico della cavalcata rossonera.


Il lungo e tortuoso cammino verso l'Eldorado dello Scudetto è iniziato con l'accoppiamento contro l'Udinese, una squadra coriacea, fisica, tipica espressione del settore giovanile friulano. In Friuli, nella complicata gara di andata, l'ambiente ruvido e l'agonismo esasperato degli avversari hanno testato severamente la resilienza mentale e strutturale del gruppo. È stato capitan Achille Cremonesi, interpretando alla perfezione gli spazi, a sbloccare l'incontro con una rete di pura determinazione, incanalando il match sui binari tattici preferiti dai rossoneri. L'Udinese, tuttavia, non ha ceduto, trovando il definitivo 1-1 su calcio di rigore trasformato da Panareo.

Il ritorno, disputato al Vismara, è stato un manifesto intellettuale di pragmatismo tattico e gestione dell'ansia. Con la lucida consapevolezza che il pareggio a reti inviolate avrebbe garantito l'approdo ai quarti in virtù del miglior piazzamento nella regular season (il Milan aveva chiuso primo con 56 punti, l'Udinese quinta con 35), la squadra ha eretto un muro invisibile ma impenetrabile. La partita è terminata 0-0. Chi osserva il calcio solo attraverso gli highlights o chi non possiede l'occhio clinico dello scouting potrebbe sbrigativamente liquidare questo risultato come una gara noiosa o priva di emozioni. Al contrario, per un analista tattico, mantenere la porta inviolata in un contesto di eliminazione diretta, assorbendo la pressione agonistica di un avversario costretto a segnare, neutralizzando le fonti di gioco friulane e congelando il ritmo della palla, dimostra una maturità cognitiva e una capacità di sofferenza di squadra assolutamente superiore alla media di ragazzi di quindici anni. È stata la vittoria del cervello sui muscoli.


Superato lo scoglio friulano e immagazzinata la lezione sulla gestione dei momenti di stallo, l'urna ha riservato un incrocio dal fascino immortale: la Juventus. Il "Clasico" del calcio italiano in miniatura. L'andata, in trasferta a Vinovo, si è chiusa nuovamente sull'1-1, confermando l'incredibile equilibrio tecnico delle prime otto accademie d'Italia. A togliere le castagne dal fuoco, in un match spigoloso, ci ha pensato ancora una volta Antonio Manna, abile a capitalizzare una frazione di secondo di ritardo nella marcatura avversaria al 77' minuto, un segnale della tenuta atletica rossonera nei finali di gara.

Ma è nella gara di ritorno, sul prato di casa, che la squadra ha improvvisamente rimosso i limitatori di giri, mostrando al Paese il proprio reale ceiling (potenziale massimo). Un 3-0 senza diritto di replica, un monologo calcistico. In questa partita, l'inserimento di Akram Jadid ha alterato definitivamente l'ecosistema del torneo. Jadid, fresco di un'aggregazione "strategica" alla rosa dopo aver disputato l'intera stagione giocando costantemente "sotto età" con formazioni superiori (l'Under 16 e l'Under 17), si è abbattuto sulla retroguardia bianconera con la violenza di un uragano, siglando una doppietta in 43 minuti.

La sua innata capacità di interpretare il ruolo di falso nove o di meia-armador, abbassandosi oltre la linea mediana per ricevere palla e strappando in transizione con una ball progression devastante, ha letteralmente squarciato le linee nemiche, creando spazi che non esistevano. La rete del definitivo 3-0, a firma di Leonardo Rossini a dieci minuti dalla fine, non è stata solo il colpo di grazia alla Juventus, ma la definitiva certificazione dell'accesso alle Final Four, lanciando un messaggio di strapotere tecnico e fisico a tutte le pretendenti.


Se il calcio è considerato una metafora della vita, è perché impartisce continue lezioni sull'imprevisto e sulla caducità delle certezze. Al Viola Park, centro sportivo di clamorosa avanguardia, l'andata della semifinale contro la Fiorentina ha rappresentato il momento più buio e drammatico dell'intera stagione rossonera. I ragazzi di Cresta si sono trovati improvvisamente sotto nel punteggio, hanno sofferto le imbucate centrali della viola e le loro geometrie, uscendo sconfitti dal campo per 3-2. Un risultato che, pur tenuto a galla dalle reti vitali, segnate quasi per inerzia agonistica, da Rossini e Braida nel secondo tempo, sembrava una condanna soprattutto per il gioco espresso dalla Fiorentina sicuramente superiore ai rossoneri in quel match.

È in frangenti come questi che il ruolo dell'allenatore e dello staff muta radicalmente: non si tratta più di spiegare uno schema o una scalata difensiva, ma di curare la psiche, di agire come psicologi dello sport. La squadra, abituata a dominare il proprio girone perdendo solo 4 partite su 24 , si è ritrovata costretta a dover scalare una montagna emotiva ripida e scivolosa. Un'eliminazione a un passo dal sogno avrebbe potuto lasciare scorie indelebili nella formazione mentale di questi giovani.

Il ritorno al Vismara, disputato in una domenica di metà giugno, si è invece trasformato in un capolavoro assoluto di storytelling sportivo.

Dal primo all'ultimo minuto, il Milan ha applicato una pressione asfissiante, operando una riconquista alta del pallone sistematica e sublimando una ferocia agonistica controllata. Il 3-0 finale, che ha polverizzato i sogni di gloria della Fiorentina, è nato nei dettagli: prima un'autorete propiziata dal panico indotto dalla foga offensiva rossonera, seguita a inizio ripresa da un intervento chirurgico, l'ennesimo, dell'onnipresente Jadid. Infine il clamoroso gol di Adrien Tato: da calcio d'angolo a favore della Fiorentina, con anche il portiere viola in area di rigore rossonera, i ragazzi del Milan hanno recuperato palla e si sono lanciati addirittura in 5 con una corsa da maratoneti verso la porta inviolata degli avversari. La determinazione dei ragazzi in quella giocata è stata sottolineata anche da Mister Cresta alla fine della partita, immortalato in un video da brividi. Il Milan non ha solo ribaltato aritmeticamente il risultato in modo epico, ha distrutto le certezze dell'avversario, dimostrando che il gruppo possedeva l'elasticità psicologica necessaria per assorbire un trauma profondo, elaborarlo e trasformarlo in energia cinetica pura.


Domenica 21 giugno, Stadio Romeo Neri di Rimini. L'ultimo ostacolo tra il Milan e l'eternità sportiva giovanile si chiama Empoli, guidato da Alessio Gambirasio. I toscani, maestri della formazione giovanile, giungono all'atto conclusivo forti di una straordinaria e faticosa impresa in semifinale, dove hanno eliminato l'Inter al termine di una battaglia tattica.

Il gancio narrativo della partita, l'evento che rompe l'equilibrio e sposta l'inerzia cosmica della finale, si materializza al 22° minuto del primo tempo. Sugli sviluppi di un calcio d'angolo conquistato con caparbietà, un errore di calibrazione nei tempi di uscita del pur ottimo portiere empolese Puccioni spalanca uno spiraglio visivo ad Antonio Manna. Il napoletano, con la freddezza glaciale del predatore d'area, non perdona: appoggia in rete il pallone dell'1-0, stappando la partita e allentando la tensione sui muscoli dei compagni.

Al 34° minuto, va in scena la giocata che, da sola, varrebbe il prezzo del biglietto e che rimarrà impressa negli hard disk degli scout presenti in tribuna: Akram Jadid, ricevuta palla largo sull'esterno sinistro, punta il diretto marcatore Falconi. Con un primo passo fulmineo ne elude la pressione, entra in area palla al piede e, anticipando il tempo di intervento del portiere in uscita, deposita in rete con quel tocco di punta, quasi uno "scavetto" teso, tipico dei maestri di futsal. Un gesto di pura poesia tecnica applicata all'efficienza che fissa il punteggio sul 2-0 all'intervallo.

La ripresa si trasforma in un'esibizione di controllo spaziale, di possession play e di gestione delle energie nervose. L'Empoli, con l'orgoglio tipico delle squadre toscane, tenta il tutto per tutto. L'unica vera, grande insidia si palesa sotto forma di una conclusione velenosa di controbalzo di Menicagli: la palla sembra destinata in fondo al sacco, ma Alessandro Bogogna, con una postura perfetta e un riflesso felino che copre il primo palo, riesce a deviare miracolosamente il pallone con il piede sinistro sul montante, negando la gioia del gol che avrebbe riaperto psicologicamente il match. È la parata che vale uno Scudetto. Al triplice fischio del signor Nello Francesco Farina di Ostia Lido (ottimo arbitraggio), l'urlo liberatorio della panchina invade il campo, fondendosi con le lacrime di gioia. Il tabellone recita 2-0. Il Milan è Campione d'Italia Under 15!


Radiografia Cinestesica e Antropologica della Rosa: I Costruttori dell'Impresa


Scomporre e analizzare i protagonisti di questa estenuante cavalcata richiede una solida data literacy, per soppesare adeguatamente le statistiche di ragazzi in pieno sviluppo ormonale, e quell'occhio clinico (Scouting Eye) che riesce a scorgere il campione in potenza dietro al gesto grezzo. Dietro i numeri macroscopici - in particolare, l'incredibile statistica di 0 gol subiti in tutte le partite decisive dei Play-Off Scudetto (0-0 contro l'Udinese, 3-0 contro la Juve, 3-0 contro la Fiorentina, 2-0 contro l'Empoli) - si cela una rosa profonda, straordinariamente eterogenea, costruita sulla complementarietà tecnica e caratteriale.

Per questo motivo dobbiamo citare tutti gli autori di questo prestigioso successo: Alessandro Bogogna, Carlos Orsini, Andrea Marco Boselli, Luca Ferro, Andrea Bernasconi, Adrien Tato, Giuseppe Zappia, Antonio Manna, Achille Tebaldi, Federico La Vecchia, Giacomo Cazzaniga, Luca Carlo Ferrari, Lorenzo Zanellato, Christian Vigil, Achille Cremonesi, Alessandro Braida, Leonardo Cenedese, Andrea Ferrari, Giuseppe Santopaolo, Riccardo Conti, Marouane Zaidane, Matteo Zanacca, Leonardo Rossini, Akram Jadid, Fabio Boniforti, Antonio Fiorenza, Fernando Amagua Garcia ed Ismaila Ba.


L'Etica del Sacrificio: Il Dietro le Quinte di una Vittoria Umana


Tutta la narrazione puramente tattica, l'enumerazione di record e lo sciorinamento di metriche statistiche, rischia paradossalmente di risultare sterile, meccanica e incompleta se disgiunta dalla profondità antropologica di un gruppo di giovani adolescenti. I quindici anni sono, per definizione universale, l'età delle grandi transizioni, dei mutamenti del corpo, dei primi dubbi esistenziali e delle silenziose, enormi rinunce.


Molti dei componenti di questa trionfale rosa vivono l'esperienza formativa del convitto, catapultati lontano dall'affetto quotidiano delle proprie famiglie e dalla comfort zone delle amicizie d'infanzia. Si trovano d'improvviso proiettati in un'infrastruttura ultra-tecnologica d'eccellenza, dove ogni loro respiro, ogni scatto e ogni caloria ingerita è tracciata, misurata e analizzata da uno staff di professionisti.

Il rumore sordo e ritmico dei pallonatori all'alba mentre la città dorme, i duri e metodici allenamenti sotto la gelida pioggia invernale di Milano, i ritmi spartani del convitto, i compiti di matematica e letteratura svolti in bilico sui sedili di un autobus durante i lunghissimi e faticosi viaggi in trasferta per l'Italia: queste sono le vere, invisibili e solidissime fondamenta su cui poggia il trionfo dello Scudetto. E dietro di loro, le famiglie. Genitori che hanno compiuto sacrifici altrettanto invisibili alle scintillanti telecamere dei media, investendo il proprio tempo e le proprie energie, sobbarcandosi rinunce, macinando migliaia di chilometri in auto nei freddi fine settimana invernali, il tutto per assecondare la rincorsa di un sogno che, statisticamente parlando, rimane sempre altamente improbabile. Raccontare in modo esaustivo questo scudetto significa inevitabilmente onorare questa enorme e silenziosa rete di dedizione comunitaria, ricordando a chi legge che il calcio giovanile, prima ancora di essere una spietata fabbrica di talenti sportivi per le prime squadre, deve ambire ad essere una rigorosa e leale scuola di vita.


La Metodologia dello Staff Tecnico


Lorenzo Cresta (Allenatore): Rientrato stabilmente e con pieno merito nell'organigramma operativo dell'U15 dopo varie, mutevoli e proficue esperienze maturate nel corso degli anni all'interno delle maglie del vasto settore giovanile rossonero , mister Cresta ha impartito lungo tutta la stagione una straordinaria lezione di equilibrio emotivo e sagacia tattica. Il suo "credo" calcistico, magistralmente riassunto alla squadra dal vigoroso mantra motivazionale credere, resistere, persistere, si è tradotto sul campo in una compagine capace di dominare il gioco, possedere il pallone ed esercitare una pressione costante senza però mai, in nessuna occasione, perdere la necessaria bussola e la ferrea compattezza difensiva.


Pasquale Desiderio (Vice-Allenatore): il rapporto umano che ha saputo costruire con i ragazzi è eccezionale e la riprova si è avuta nei festeggiamenti e nei pensieri che i giovani rossoneri gli hanno dedicato anche nei giorni successivi, compreso Antonio Manna con cui ne condivide le origini.


Riccardo Ventrella (Allenatore dei Portieri) e Andrea Moscovini (Preparatore Atletico).


Epilogo: L'Etica dell'Attesa e il Soffitto di Cristallo del Professionismo


Al momento del fischio finale, mentre i coriandoli colorati ricadono lentamente e inesorabilmente sul perfetto manto erboso di Rimini sotto i riflettori, e l'estasi collettiva si impossessa di giocatori, dirigenti e famigliari, il trionfo va certamente celebrato senza alcuna ritrosia. I complimenti più vivi ed estesi ai Mister Cresta e Desiderio, al metodico preparatore Moscovini, all'attento preparatore dei portieri Ventrella e a ogni singolo, indispensabile componente di questa magnifica e coraggiosa rosa sono non solo doverosi, ma profondamente sinceri. Hanno insieme scritto un capitolo entusiasmante e indelebile della gloriosa e secolare storia del settore giovanile dell'AC Milan, innalzando verso il cielo sia il memorabile Trofeo Villiam Vecchi all'alba della stagione , sia il tanto agognato tricolore al tramonto di essa, laureandosi meritatamente Campioni d'Italia dominando le statistiche nazionali con la miglior difesa e il miglior attacco della lega.


Tuttavia, il vero, difficile compito dell'osservatore analitico, del giornalista eticamente responsabile e degli stessi formatori rossoneri, inizia esattamente in questo preciso istante di gloria sportiva. Questo meritatissimo Scudetto rappresenta un eccellente, fondamentale livello di partenza, un floor robustissimo su cui edificare, ma il ceiling, l'insidioso e impenetrabile soffitto di cristallo del calcio professionistico d'élite, dista ancora molti, durissimi anni di lavoro, dubbi, infortuni e necessarie riconferme. La crudele statistica ci insegna che il calcio giovanile europeo è un imbuto spietato e selettivo: delle decine di giovani atleti scesi oggi esultanti in campo, solo una minima, elitaria percentuale arriverà a calcare un giorno i prestigiosi e spietati palcoscenici della Serie A o delle massime competizioni calcistiche internazionali.


L'esaltazione pubblica e l'ubriacatura per la pura e meritata gloria odierna devono quindi, da domani mattina, essere imperativamente accompagnate, temperate e guidate dalla virtù suprema, silente ma vitale, di tutto il percorso calcistico formativo: la capacità di mantenere i piedi saldamente ancorati per terra.

Le eleganti, compassate progressioni palla al piede disegnate nel fango da Vigil Hidalgo, lo spietato e famelico senso del gol di Rossini, la straordinaria, abbacinante precocità tecnica e cognitiva di Jadid, i felini e provvidenziali balzi d'istinto di Bogogna a coprire i pali e gli stacchi di testa perentori di Manna sono, e devono rimanere per ora, nient'altro che bellissime promesse sussurrate alle orecchie del futuro, non certo contratti multimilionari già firmati con la storia del gioco.


Questi ragazzi hanno dimostrato al Paese intero di possedere, oltre al cristallino talento muscolare, un coraggio leonino, un'incrollabile unità di intenti e dei valori personali e morali fortissimi e già profondamente radicati nel loro io interiore. Hanno sacrificato con gioia una parte consistente e spensierata della loro gioventù, rinunciando al tempo libero e alla leggerezza dell'età per immolarsi sull'altare del duro e disciplinato allenamento quotidiano con il preciso scopo di costruirsi, mattone dopo mattone, un avvenire sportivo e umano di successo.


Oggi sono i Campioni d'Italia assoluti, i veri e incontrastati dominatori sportivi e statistici della propria classe anagrafica. Godersi in pieno questo effimero ma immortale istante di pura bellezza, di fratellanza e di trionfo agonistico, pur essendo tutti lucidamente consapevoli che il lavoro più duro, logorante e determinante di tutti inizia esattamente al triplice fischio finale dell'arbitro, è senza alcun dubbio il modo più onesto, rispettoso e professionalmente lucido per rendere definitivamente onore a un'impresa collettiva che, forgiata nel fango, nei sacrifici familiari e nella fatica dei ritiri, è diventata oggi oro zecchino. Quello andato in scena a Rimini non è assolutamente il rassicurante punto di arrivo di una favola sportiva a lieto fine, ma, più semplicemente e grandiosamente, l'esaltante e complesso fischio d'inizio della loro vera carriera nel mondo degli adulti.




 
 
 

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