top of page

Milan Futuro, l'anno zero: tutti i cambiamenti della nuova stagione

  • 3 minuti fa
  • Tempo di lettura: 12 min

🖊️ Antonio Manca



A Carnago, in questi giorni di metà agosto, si respira un'aria diversa da quella delle due estati precedenti. Non è euforia, perché a Milanello e dintorni l'euforia non è mai stata di casa in un progetto nato con enormi aspettative e che è stato oggetto a Gennaio 2025, nell'arco di soli 6 mesi dalla nascita, di un primo stravolgimento con l'arrivo di Jovan Kirovski, di Massimo Oddo, di Mauro Tassotti e di tanti calciatori over di categoria.

È piuttosto la sensazione, concreta, che qualcosa nella struttura sia stato smontato e rimontato da zero. Un nuovo allenatore arrivato da un percorso che profuma di academy di eccellenza, l'addio agli ultimi senatori in rosa, un blocco unico di allenamento che per la prima volta tiene insieme Milan Futuro, Primavera e Under 18, l'ingresso in una competizione internazionale mai affrontata prima e un calendario di amichevoli fittissimo che ha già messo il nuovo corso davanti a professionisti di Serie A. Se il Milan Futuro targato Daniele Bonera prima e Massimo Oddo poi era il tentativo di costruire un ponte tra i settori giovanili e la Serie A, questo Milan Futuro guidato da Sergio Navarro Barquero è il tentativo di ricostruire le fondamenta di quel ponte, partendo da un principio semplice: la squadra Under 23 deve tornare a essere fatta di ragazzi Under 23, non di funzionali innesti d'esperienza chiamati a tenere in piedi la categoria come avvenne nella prima stagione in Serie C.


Il nuovo condottiero: chi è Sergio Navarro Barquero


Quando il Milan ha comunicato l'addio a Massimo Oddo, il primo pensiero della maggior parte degli addetti ai lavori è andato verso un profilo italiano, magari già rodato in Serie C o D. La società, invece, ha virato con decisione verso un tecnico spagnolo praticamente sconosciuto al grande pubblico italiano, ma con un curriculum che nell'ambiente dello scouting giovanile europeo pesa eccome: Sergio Navarro Barquero, nativo di Huelva, in Andalusia, classe 1979.


La sua storia da allenatore comincia nel 2006, quando muove i primi passi nel settore giovanile del CD Castellón, restandovi fino al 2011 e lavorando fino alla squadra B. È il classico apprendistato lungo, silenzioso, fatto di campi di provincia e pomeriggi passati a osservare la crescita di ragazzini che quasi mai diventeranno protagonisti, ma che a volte lo diventano. Da lì il salto internazionale: la Russia del Rubin Kazan, dove ricopre il ruolo di vice allenatore e coordinatore dell'Academy Under 17, un'esperienza che lo mette a contatto con un modello di formazione diverso da quello iberico, più rigido nella disciplina tattica. Il rientro in patria lo porta al Villarreal, uno dei vivai più rispettati di Spagna, sinonimo di lavoro sul possesso palla e sulla costruzione dal basso fin dalle categorie più basse.


Nel 2017 arriva la prima vera chiamata da capo allenatore in prima squadra, e non è una tappa qualunque: è il Karpaty Lviv, in Ucraina, un contesto lontanissimo dalle comodità del calcio spagnolo, che lo costringe a misurarsi con una gestione totale di gruppo, spogliatoio e pressione ambientale in un campionato complesso. L'anno successivo torna in Spagna per una parentesi da collaboratore tecnico di Paco López al Levante, un'esperienza che gli permette di studiare da vicino un 4-4-2 offensivo e la gestione di una rosa di prima divisione.


Ma è il tassello 2022-2025 quello che spiega davvero la scelta del Milan: Navarro Barquero viene nominato responsabile del settore giovanile dell'Athletic Club di Bilbao, una delle accademie più prestigiose e ideologicamente più identitarie del calcio mondiale, un modello di eccellenza nella valorizzazione del talento locale prima ancora che nei risultati sportivi. Tre stagioni passate a supervisionare l'intera piramide giovanile di un club che fa della cantera la propria ragione d'essere sono un'esperienza che difficilmente si trova su altri curriculum in circolazione in Italia in questo momento. Nell'ultima annata, prima della chiamata rossonera, ha guidato in Ungheria la prima squadra del Debrecen, tornando quindi a un ruolo di allenatore capo dopo gli anni dedicati alla struttura tecnica giovanile.


A spiegare le ragioni della scelta è stato Jovan Kirovski, Sport Development Director del progetto Milan Futuro, che ha sottolineato come in Navarro convivano due caratteristiche raramente presenti nella stessa persona: la conoscenza diretta del professionismo e una carriera quasi interamente dedicata alla formazione dei giovani in contesti di eccellenza europea.


Dal punto di vista tattico, il modulo su cui Navarro Barquero ha lavorato con maggiore continuità è il 4-2-3-1, con terzini spinti, un centrocampo a doppia mediana pensato per garantire equilibrio e un trequartista libero di agire tra le linee. Nel corso della carriera ha però attraversato e studiato anche il 4-4-2 (Levante) e il 4-3-3, sistema più vicino alla tradizione delle grandi cantere spagnole come Villarreal e Athletic Bilbao. Non è escluso che, per favorire l'inserimento dei ragazzi in prima squadra in caso di convocazione, possa anche sperimentare soluzioni più vicine al sistema di gioco della prima squadra rossonera.


Perché è la scelta giusta per questo progetto? Al netto delle etichette, la logica dietro l'operazione sembra chiara: il Milan non aveva bisogno di un allenatore bravo a vincere in Serie D, aveva bisogno di un allenatore abituato a costruire percorsi individuali dentro una struttura collettiva. Un uomo che ha passato tre anni a coordinare l'intera filiera giovanile di un club come l'Athletic Bilbao conosce il linguaggio della pazienza, sa come dosare il minutaggio di un sedicenne, sa distinguere tra un ragazzo pronto per il salto e uno che ha solo bisogno di tempo. È lo stesso identikit, in fondo, richiesto da una squadra composta ormai esclusivamente da calciatori nati tra il 2007 e il 2009: non serve un vincente a tutti i costi, serve un costruttore di percorsi.


L'addio agli over: l'età media si abbassa ancora


Il secondo pilastro dell'anno zero riguarda la composizione della rosa. Nella scorsa stagione, il regolamento della categoria imponeva la presenza di calciatori "over" per sostenere l'ossatura di una squadra fatta prevalentemente da classe 2006 e successivi: a occupare quei ruoli erano Andrea Magrassi, Simone Branca e Gabriele Minotti, quest'ultimo classe 2003 e quindi destinato a diventare lui stesso un "over" per la stagione 2026/27.


Andrea Magrassi resta l'unico calciatore d'esperienza confermato in rosa, punto di riferimento offensivo e presenza già vista anche nell'ultima amichevole contro il Monza, dove si è reso pericoloso nel finale di gara. Per Simone Branca, centrocampista difensivo classe 1992 arrivato dal Cittadella nel febbraio 2025 dopo una lunga carriera passata anche tra Alessandria, Vejle in Danimarca e appunto il club veneto in Serie B, il contratto non è stato rinnovato: il giocatore si è svincolato il 30 giugno 2026, chiudendo un'esperienza rossonera arrivata quasi a fine carriera. Per Gabriele Minotti, difensore centrale classe 2003 cresciuto nel Monza e con un passato alla Giana Erminio in Serie C, la strada è stata invece quella della risoluzione consensuale del contratto, decisione che gli ha permesso di accasarsi altrove in Serie C, categoria in cui il suo profilo, già rodato tra i professionisti, ha suscitato l'interesse di diversi club (ad oggi vicinissimo alla Serie C).


Un cambio di rotta netto se si pensa che nei primi due mercati dell'anno di esordio di Milan Futuro arrivarono tantissimi calciatori over di categoria come Sandri, Quirini, Longo, Fall, Camporese, Ianesi, oltre ai già citati Magrassi, Branca e Minotti.


Il risultato di questi movimenti è una rosa che, salvo la conferma di Magrassi, è oggi composta esclusivamente da calciatori nati tra il 2007 e il 2009: un'età media in ulteriore discesa rispetto alle due stagioni precedenti, e soprattutto un segnale di indirizzo. Il Milan Futuro versione 2026/27 non cerca più equilibrio attraverso l'esperienza di chi ha già giocato da professionista altrove, ma prova a trovarlo attraverso l'omogeneità generazionale e il lavoro quotidiano di un gruppo che cresce insieme. È una scommessa, perché la Serie D è un campionato fisico, spesso ostile ai ragazzini, ma è anche l'unica strada coerente con l'idea originaria del progetto: usare la Seconda Squadra come vera e propria rampa di lancio, non come contenitore di calciatori di categoria.


Un solo gruppo, non più tre: la fine della frammentazione


Se c'è un problema che ha attraversato le prime due stagioni di vita del Milan Futuro, e che chi segue da vicino il settore giovanile rossonero conosce bene, è la difficoltà di creare continuità tra Primavera, Milan Futuro e Under 18. Il meccanismo, semplice sulla carta e complesso nella pratica, funzionava più o meno così: ogni volta che la prima squadra aveva bisogno di rimpolpare la lista per infortuni o squalifiche, attingeva ai calciatori più pronti del Milan Futuro; a quel punto, per riequilibrare i numeri, la Primavera cedeva elementi al Milan Futuro, scalando l'intera piramide verso l'alto. L'Under 18, in questo meccanismo a cascata, finiva per essere il vero corpo estraneo del sistema: la categoria dove atterravano i ragazzi definiti, con un eufemismo piuttosto crudele nel linguaggio dello scouting, "tardivi", oppure quelli ritenuti con minori margini di crescita che andavano a formare un mix con ragazzi giovanissimi a cui venivano fatte bruciare le tappe (come i 2009 Messaoudi, Samb e Kurbegovic che hanno beneficiato di questo percorso).


Il risultato per gli allenatori era un gruppo mai davvero stabile, ricomposto settimana dopo settimana, con tutte le difficoltà che questo comporta nella costruzione di automatismi, gerarchie e identità di squadra. Un problema strutturale, più che tecnico, che nessun allenatore, per quanto bravo, può risolvere da solo se il sistema attorno a lui continua a generare instabilità.


Quest'anno, fin dall'inizio del ritiro, l'approccio è cambiato radicalmente. Tutti i calciatori coinvolti nel progetto complessivo Milan Futuro, che come noto non identifica solamente la squadra che gioca in Serie D ma l'intero percorso di sviluppo dei giovani rossoneri, si allenano insieme in un blocco unico che supera i cinquanta giocatori. Solo in un secondo momento, settimana per settimana e in base al programma di amichevoli, lo staff tecnico decide chi scenderà in campo con il Milan Futuro, chi con la Primavera e chi con l'Under 18. Almeno fino all'inizio delle competizioni ufficiali, ovviamente.


Il beneficio più immediato è la coesione: un gruppo che si allena insieme sviluppa più facilmente un linguaggio comune, indipendentemente da quale sarà la maglia indossata la domenica successiva. Ma il vantaggio più interessante, forse, riguarda i più giovani: ragazzi nati anche nel 2010 o nel 2011 possono già respirare l'aria di un ambiente allargato, misurarsi quotidianamente con compagni più grandi, entrare presto in un ecosistema che fino all'anno scorso restava per loro un orizzonte lontano. Gabriele Borsa, classe 2010, e Akram Jadid, classe 2011, ne sono un esempio concreto: quest'ultimo, autore in carriera di numeri realizzativi giovanili fuori scala, è già andato in gol nella prima amichevole stagionale dell'Under 18 contro il Lugano Under 19.


Il vantaggio, infine, riguarda il lavoro degli addetti ai lavori: poter osservare l'intero blocco di oltre cinquanta ragazzi permette di costruire percorsi di crescita davvero personalizzati, calibrati sulle caratteristiche e sul potenziale del singolo, invece che sull'emergenza della singola settimana. È un cambio di paradigma organizzativo prima ancora che tecnico, e sarà uno degli aspetti più interessanti da monitorare nel corso della stagione: la tenuta di questo modello, infatti, dipenderà anche da quanto la prima squadra continuerà o meno ad attingere con frequenza al Milan Futuro nel corso dell'annata.


La Premier League International Cup U21: la nuova sfida internazionale


Il quarto tassello dell'anno zero porta il Milan Futuro fuori dai confini nazionali. Per la stagione 2026/27, la squadra rossonera parteciperà per la prima volta alla Premier League International Cup U21, competizione organizzata dalla Premier League e riservata alle formazioni Under 21 (o comunque Under 23 nella prassi dei club che vi partecipano) provenienti dalle migliori accademie europee.


Nata nel 2014 come vetrina per permettere ai calciatori delle Category One Academies inglesi di confrontarsi con coetanei di alto livello provenienti dal resto d'Europa, la competizione ha visto negli anni la vittoria di club come Manchester City (nella stagione inaugurale), Villarreal B, Porto B (unico club capace di vincerla due volte, nel 2016-17 e nel 2017-18), Bayern Monaco, PSV Eindhoven, Crystal Palace e Nottingham Forest, campione in carica prima dell'edizione appena conclusasi, vinta a sorpresa dal Borussia Dortmund all'esordio assoluto nel torneo, davanti al Real Madrid finalista. Fino a oggi, dunque, l'albo d'oro racconta di una competizione capace di attirare progressivamente club sempre più prestigiosi, segno della crescita di appeal e di livello tecnico della manifestazione.


Il format prevede 32 squadre complessive, divise in quattro gruppi da otto: ogni girone è composto da quattro club del sistema calcistico inglese e quattro squadre ospiti provenienti da altre federazioni europee, con ogni squadra inglese che affronta una volta ciascuna delle quattro straniere del proprio raggruppamento. Al termine della fase a gironi, le prime due classificate di ogni gruppo accedono alla fase a eliminazione diretta, con quarti, semifinali e finale. Una particolarità del regolamento, comune anche alla Professional U21 Development League inglese, è la possibilità per ogni squadra di schierare fino a tre calciatori di movimento fuori quota e un portiere fuori quota per partita: una scelta che permette ai club di inserire nell'undici titolare anche qualche elemento di maggiore esperienza, pur mantenendo la competizione a vocazione prevalentemente giovanile. Per una questione di regolamento internazionale legata alla mancata sanzione UEFA della manifestazione al momento della sua creazione, tutte le partite, comprese quelle tra due squadre straniere, si giocano su territorio inglese, spesso in stadi neutri.


Al momento dell'ufficialità della partecipazione del Milan Futuro, il quadro completo delle 32 partecipanti e dei relativi gironi non risultava ancora comunicato nel dettaglio dagli organi ufficiali. Sulla base della storia recente della manifestazione, che nelle ultime edizioni ha visto la presenza costante di club come Real Madrid, Monaco, PSV Eindhoven, RB Lipsia e la new entry Borussia Dortmund accanto a un gruppo di sedici club della piramide inglese (dalle big di Premier League fino a realtà come Wolverhampton o Southampton), è plausibile immaginare un livello di partecipanti particolarmente elevato anche per la prossima stagione. L'ingresso del Milan Futuro rappresenterebbe, in questo contesto, la seconda presenza italiana in una manifestazione che negli ultimi anni ha visto partecipare solo la Juventus nella stagione 2025/26 come forza italiana (eliminata ai gironi).


Al di là del prestigio della manifestazione, il valore aggiunto per i ragazzi del Milan Futuro sta nella possibilità di misurarsi, nell'arco di una singola stagione, con avversari radicalmente diversi tra loro per cultura calcistica, intensità fisica e velocità di gioco: dal confronto fisico e diretto tipico delle giovanili inglesi, storicamente più abituate a un calcio verticale e aggressivo, fino alla qualità tecnica delle cantere spagnole, tedesche o francesi che partecipano abitualmente al torneo. Per calciatori nati tra il 2007 e il 2009, spesso ancora privi di esperienza internazionale, si tratta di un'occasione più unica che rara per testare in anticipo, in un contesto competitivo vero, gli standard con cui dovranno confrontarsi qualora il percorso li dovesse portare fino alla Prima Squadra e alle competizioni europee.


Il ritiro delle certezze: un'estate di test ad alta intensità


Se c'è un dato che racconta plasticamente la filosofia del nuovo corso, è il numero e la qualità degli avversari incontrati dal Milan Futuro nelle prime settimane di preparazione. Un calendario fitto, costruito apposta per esporre il gruppo a contesti e livelli molto diversi tra loro.


Tutto è partito da Milanello, con giorni di lavoro fianco a fianco con la Prima Squadra rossonera, un'abitudine consolidata negli ultimi anni che permette ai giovani di respirare quotidianamente i ritmi e le richieste del gruppo di Serie A. È poi arrivato il primo vero test amichevole, un triangolare disputato a Milanello contro Solbiatese e Gozzano, formazioni di Serie D: il Milan Futuro, sceso in campo con il lutto al braccio in memoria di Franco Baresi, ha vinto la propria sfida da 45 minuti contro la Solbiatese con il punteggio di 1-0.


Il calendario si è poi arricchito di appuntamenti contro squadre professionistiche di categoria superiore. Il 4 agosto è arrivata la trasferta di Monzello contro il Monza, formazione di Serie A: partita vivace, decisa nella ripresa, con i rossoneri avanti fino al minuto 83 grazie alle reti di Menon e Pandolfi prima della rimonta negli ultimi 10 minuti firmata dai brianzoli, arrivati al successo per 4-2 anche grazie ai primi gol stagionali di alcuni nuovi acquisti biancorossi. Un test comunque prezioso, giocato ad alta intensità, in una giornata in cui entrambe le squadre hanno voluto ricordare la scomparsa di Franco Baresi, storico capitano del Milan.


L'ultimo appuntamento in ordine di tempo, l'11 agosto, ha visto il Milan Futuro impegnato in un allenamento congiunto con l'Union Brescia, club neopromosso in Serie C e reduce dall'eliminazione dalla Coppa Italia, sceso in campo con l'obiettivo di aumentare il minutaggio dei propri giocatori in vista dell'esordio in campionato. È necessario, a questo punto, fare chiarezza su una notizia che sta circolando in modo scorretto su alcuni portali che si occupano di attualità rossonera: diverse fonti stanno raccontando l'incontro come una sconfitta secca del Milan Futuro per 5-0. Si tratta di un'informazione fuorviante. La partita, come confermato dalle cronache locali bresciane più accurate, è stata giocata a squadre miste, con l'allenatore dell'Union Brescia che ha schierato a rotazione tutti gli effettivi a disposizione in un contesto di lavoro congiunto, non in una gara ufficiale tra due formazioni contrapposte nella loro interezza. Presentare il punteggio finale come una sconfitta netta del Milan Futuro significa, quindi, raccontare un episodio in un modo che non corrisponde alla reale natura dell'allenamento.


Un anno zero da osservare con pazienza


Mettendo in fila i cinque tasselli, il quadro che emerge è quello di una squadra che ha scelto consapevolmente di ripartire da capo, accettando nel breve termine il rischio di risultati altalenanti pur di costruire, nel medio periodo, una struttura più solida e coerente con l'obiettivo originario del progetto. Un allenatore abituato a lavorare sui percorsi individuali più che sui risultati immediati, una rosa svecchiata fino a diventare quasi interamente under 20, un metodo di lavoro che per la prima volta unisce l'intera filiera giovanile in un blocco unico, una vetrina internazionale mai sperimentata prima e un'estate di test ad alta intensità contro avversari di categoria superiore: sono gli ingredienti di una scommessa che, come ogni scommessa sui giovani, andrà giudicata non nell'arco di poche settimane, ma di intere stagioni. Il campo, come sempre nel calcio giovanile, avrà l'ultima parola. Ma la direzione, almeno sulla carta, è quella giusta.

 
 
 

Commenti

Valutazione 0 stelle su 5.
Non ci sono ancora valutazioni

Aggiungi una valutazione
bottom of page