[PRIMAVERA] Milan 2-2 Monza: chi gioca per il talento, chi per il risultato
- antoinedirezione
- 4 ott 2025
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🖊️ Antonio Manca Il calcio, in gioventù, dovrebbe essere un banco di prova, un'officina di sogni mirata allo sviluppo del potenziale dei calciatori e non un mero altare sacrificale sull'ara del risultato immediato. E in questo crocevia di ideali, la Primavera del Milan di Mister Renna si erge a faro di una dottrina calcistica encomiabile. Il pareggio, un 2-2 di stretta misura, colto in extremis contro il volenteroso ma tatticamente abulico Monza, è solo la superficie, il quarto sigillo consecutivo in una striscia di risultati utili che sa quasi di miracolo. Il miracolo, si badi bene, non risiede nel punto guadagnato, ma nella fermezza di principio che informa l'operato di staff e calciatori. La squadra deve fare i conti con diversi fattori avversi: l'impianto domestico, la Puma House of Football, è interdetto per il necessario lifting strutturale; le rotazioni sono un continuo battesimo per enfants prodiges che vedono il campo ben prima dell'età canonicamente prevista, con tanti talenti classe 2008 e 2009 lanciati da Mister Renna (ricordando come siano i 2006 ad essere in età per la Primavera); e l'età media, quel dato che spesso detta legge, è cronicamente inferiore a quella degli antagonisti, lo è stato in tutte le partite di questo campionato. Il fine è chiaro: il Milan è qui per formare, non solo per vincere le partite. Il Mosaico Tattico: Audacia e Acerbità
Il saggio 4-3-3 di Renna è un non plus ultra di coraggio. In porta, il '08 Leo Bouyer vive la sua seconda chance stagionale. La difesa vede l'innesto del "prestato" '04 Zukic (alla ricerca di minuti in Primavera dopo il poco spazio trovato in Milan Futuro) accanto a Federico Colombo ('07), un terzino in piena metamorfosi tattica in centrale. Ai lati, l'esuberanza del '07 Perera e del '08 Nolli come terzini. A centrocampo l'ossatura è giovanissima, con il '08 Pandolfi a dettare i ritmi, affiancato dalle mezzali coetanee La Mantia e Plazzotta. L'attacco, infine, si affida al '07 Castiello a fungere da boa tra le ali, il '07 Ossola e il capitano '06 Pippo Scotti.
La panchina è il campionario del domani: la prima chiamata per il '09 Ablaye Samb, in compagnia di un altro '09, Daniele Petrone, che non ha ancora esordito in Primavera ma che ha già siglato un gol col Milan U17 e uno con l'Italia U17. Completano la panchina gli '08 Faccioli, Cullotta, Tartaglia, Vechiu, Cissè e Zaramella, con gli '07 Del Forno e Pagliei. In settimana un altro '09, il difensore centrale Dino Kurbegovic si è allenato con la Primavera, a dimostrazione di come nelle giovanili rossonere non si abbia paura a bruciare le tappe. Assenze pesanti per infortunio (Piermarini, Longoni, Di Siena, Lontani) e l'impegno di Emanuele Sala al Mondiale U20, rendono l'impresa, con ben nove elementi nati tra il 2007 e il 2008, ancor più meritoria. La Dialettica del Campo: L'Assedio e il Controverso Muro Brianzolo
Il primo tempo è stato, per dirla con l'enfasi della retorica manzoniana, un "assolo" rossonero, un monologo che cozzava contro l'ermetica barriera eretta dal Monza. I brianzoli, in una manifestazione di pragmatismo che sconfina nel cinismo prematuro, hanno schierato il famoso, e deplorevole, "pullman davanti alla porta". La loro rinuncia al gioco, un atto di fede nel pareggio ancor prima del fischio d'inizio, ha concesso ai Diavoli spazio e libertà creativa, sublimata dalle conclusioni di Scotti, Castiello e Pandolfi, spesso innescati dall'inventiva di Ossola che potremmo cominciare a definire "Ossoliana". Il gol, sebbene fosse nell'aria come la promessa di una tempesta estiva, è rimasto confinato nel non-detto fino alla ripresa. Il finale di frazione ha offerto il primo, amaro, assaggio di una deriva comportamentale che non vorremmo mai vedere: simulazioni e perdite di tempo, soprattutto nel battere calci di punizione e rimesse laterali, orchestrate dal Monza. Atteggiamenti che inquinano lo spirito agonistico e tradiscono la missione educativa del calcio giovanile.
L'Interregno dei Gol e la Crisi di Mezzo
Appena venti secondi dopo il rientro in campo, la barriera brianzola si è finalmente infranta. Un'azione corale di rara bellezza ha visto Plazzotta servire rasoterra La Mantia che, dai 25 metri, ha scoccato un bolide che si è insaccato sotto l'incrocio dei pali, strappando le ragnatele e segnando il suo primo centro in Primavera. Non la prima gioia stagionale per il centrocampista italo-argentino, che solo 2 settimane fa aveva già trovato la gioia del gol col Milan U18.
Il Monza, con un cinismo da manuale, ha trovato il pareggio al minuto 52, alla prima vera incursione: un cross dalla sinistra e l'inserimento del '08 Ballabio per l'1-1. Da qui in poi, la partita si è incanalata in un assalto all'arma bianca da parte del Milan contro un Monza arroccato, per una parte del secondo tempo dedito alla tattica del fallo e del cartellino. Il portiere ospite, Strajnar, si è elevato a baluardo insuperabile, parando il missile di Scotti e negando la gioia con i suoi miracolo a Castiello, Ossola, Plazzotta e a un Pandolfi sfortunato che ha visto una conclusione respinta disperatamente e l'altra deviata sul palo da un intervento felino dell'estremo difensore. L'Esordio Storico e il Meritato Epilogo
Al minuto 73, l'evento che trascende il punteggio: l'ingresso in campo di Ablaye Samb ('09), che diviene il primo 2009 ad esordire in gare ufficiali con la Primavera. Un segnale inequivocabile della visione strategica del Milan. Ma la beffa era dietro l'angolo. Al minuto 75, il Monza, che in campo non aveva praticamente costruito nulla, è passato in vantaggio su calcio d'angolo, con la rete del difensore '06 Azarovs dopo una serie di deviazioni fortunose. La fortuna, a volte, arride agli audaci... o a chi difende con la disperazione di chi ha rinunciato all'arte. Mister Renna ha risposto con i cambi: Mancioppi ('06) per Pandolfi, e Zaramella ('08) per l'autore del gol La Mantia. L'acrobatica rovesciata di Scotti all'86esimo, parata ancora dal mostruoso Strajnar, ha fatto temere il peggio. Ma la giustizia calcistica, sebbene tardiva, ha bussato all'88esimo: Filippo Plazzotta, con un altro eurogol dalla distanza, ha ristabilito la parità, un tiro che ha avuto la virtù alchemica di rimettere le cose al loro posto, nonostante anche il pareggio stesse ampiamente stretto ai rossoneri.
Il finale, con il Milan tutto proteso in avanti e il Monza che rischia l'ultima, beffarda, segnatura in contropiede, ha cristallizzato le differenze filosofiche tra le due squadre. Il Grottesco della Tattica: Un'Accusa al Calcio Giovanile Brianzolo
E qui, la critica deve farsi tagliente come il vetro. Se fossi al cospetto di Oscar Brevi e Cristian Zanoni, allenatori del Monza, la mia domanda sarebbe un atto d'accusa: "Come intendete voi sviluppare il talento dei vostri giovani calciatori giocando in questo modo?". Come può un ragazzo crescere, migliorare il proprio acume tattico e tecnico, se la sua intera partita è ridotta a un esercizio di scienza del rinvio e tattica dilatoria? Il Monza ha offerto lo spettacolo desolante di una squadra educata unicamente alla perdita di tempo, alla simulazione, al fallo sistematico, alla difesa ad oltranza con 11 giocatori costantemente negli ultimi 20 metri – tutto per un punto che, nella classifica eterea dello sviluppo, non vale assolutamente nulla in un campionato giovanile.
Questa mentalità è lo specchio distorcente di un calcio italiano che troppo spesso sacrifica il genio sull'altare della tattica, dove il risultato è la divinità cui tutto è dovuto. Se in Serie A questa realpolitik ha una giustificazione dettata dal business, dalle necessità di classifica e dalla posta in gioco, nei campionati giovanili essa assume i contorni del grottesco, della mistificazione di uno scopo superiore.

L'immagine del Milan costantemente nella metà campo avversaria, con il Monza rannicchiato negli ultimi 20 metri, non è solo una fotografia tattica, è una dichiarazione di intenti fallimentare per lo sviluppo del talento. È tempo che si comprenda che "il calcio non è soltanto vincere; è l'arte di imparare a vincere bene," per citare la saggezza di Johan Cruyff. E l'arte, a Monza, sembra tristemente smarrita.





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